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Il video corre sul web

Ieri sera la scritta “lavori in corso” in homepage mi aveva insospettito. Ed ecco la conferma: da oggi il Corriere.it ha cambiato veste. Ad un primo sguardo non mi sembra niente male. I casi della vita. In questo momento sono in treno, di ritorno da Roma dove ho fatto l’esame di stato per diventare giornalista professionista. Come tesina da discutere all’inizio dell’orale ho portato un breve approfondimento sulla diffusione del video su internet, con un focus sulle conseguenze per l’informazione. Sono partito da YouTube per arrivare al New York Times, Financial Times, Wall Street Journal e ai giornali online italiani. (Sì, sì, promosso, per quel che conta). Poi salgo in treno, litigo con la connessione via cellulare che va e viene e vedo che il Corriere.it è cambiato. Marco Pratellesi, responsabile del sito, spiega le novità sul suo blog. A proposito di video sul web: i tg quotidiani passano da 2 a 5 e debuttano, in 3 edizioni, anche il sabato e la domenica. La sezione video è ben visibile in alto a destra, in homepage. Il sito promette di essere più aperto ai commenti e contributi dei lettori, in armonia web 2.0. Ora sarà da vedere se attueranno l’integrazione delle redazioni, affiancando ai pezzi “su carta” anche dei filmati. All’estero lo stanno facendo. Se a qualcuno interessasse, incollo qua sotto la tesina. Visto che lo scritto dell’esame si fa con la macchina per scrivere, parlare di Net e Web tv mi pareva eccessivo. Qualcuno può trovarla scontata, però…

Il video corre sul web, e l’informazione?

Oggi quasi tutti conoscono YouTube, il più celebre sito di condivisone di video al mondo. Come ha fatto a crescere così in fretta? E’ bastato scoprire che inserendo una caramella Mentos in una Coca Cola Light si possono ottenere fontane di qualche metro per via di una reazione chimica. Alcuni ragazzi statunitensi hanno iniziato a filmare le performance delle loro bottiglie “esplosive” di Coke Diet da due litri e inserire i video su YouTube. Il sito permette a chiunque di caricare filmati, inserirli all’interno del proprio blog personale, vederli, commentarli. Così da ogni parte del mondo gruppi di adolescenti – e non solo – hanno iniziato a emulare i coetanei americani, e quello della «Coca Cola + Mentos» è diventato davvero un fenomeno. Insieme a YouTube.

La notorietà del sito è cresciuta a dismisura: chiunque – su YouTube – può avere i «5 minuti di celebrità» di cui parlava Andy Warol. Risponde all’opportunità più grossa che concede ai suoi utenti il web rispetto agli altri media: quella di partecipare, essere parte attiva di un processo, potersi fare vedere e dire la propria.

Il fenomeno non è sfuggito al colosso numero uno di internet: Google. A ottobre del 2006 l’azienda di Mountain View ha acquisito YouTube per la cifra record di 1,67 miliardi di dollari. La storia di YouTube, che continua, vista la popolarità che ha acquisito il sito anche nel nostro Paese, dove è nato un dibattito sul bullismo nelle scuole proprio da alcuni video presenti sul sito, ha mille implicazioni, ma qui parliamo solo di un aspetto: il successo del video sul web e le sue implicazioni sull’informazione.

E l’informazione? L’informazione è coinvolta in prima persona. Questo è vero, ovviamente, per l’informazione online. A cambiare, in primo luogo, è il ruolo degli utenti. Chi naviga in internet ormai ha confidenza con i video, in particolare i giovani: li scaricano, li cercano, li producono. Il pubblico è attivo. Questo vuol dire che chiunque può diventare reporter: basta avere un telefonino con la fotocamera (ormai ce l’hanno quasi tutti), girare un filmato e inserirlo nel proprio blog personale. L’informazione deve essere conscia di questa trasformazione, prendendo uno degli aspetti più decisivi che emerge: il desiderio del pubblico di essere parte attiva, di dialogare e partecipare al sistema dell’informazione. C’è poi un altro aspetto: la completezza.

I siti dei giornali hanno l’occasione di aggiungere informazione, arricchendosi di contenuti video di diversa fonte: giornalisti, agenzie internazionali, lettori. Per questo i giornali online delle grosse testate di carta stampata possono realizzare servizi in maniera integrata: una parte finisce sul web sotto forma di video, un’altra sul giornale cartaceo.

All’estero. Il New York Times, il Financial Times, il Wall Street Journal integrano nella loro versione online un’ampia sezione video. Quella del New York Times è divisa per aree tematiche: esteri, Usa, politica, business, scienza, viaggi, eccetera. La sezione news dell’area business, ad esempio, è dedicata ai reportage (dai 2 ai 6 minuti circa) realizzati dai giornalisti della testata. Il format è un mix tra i servizi del tg e i settimanali di approfondimento. La sezione video del Financial Times, invece, comprende: «View from the Top», con interviste esclusive con i Ceo sui fatti di attualità, «Daily View», con commenti e analisi di giornalisti ed editorialisti sui fatti più importanti della giornata, ed «Enterprise»: interviste al top management di aziende di successo sulla loro visione del business, oppure con accademici o scienziati su temi di ampio respiro (etica, ricerca, innovazione). Infine il Wall Street Journal, dove esiste una sezione «news-analysis», con notizie di attualità e approfondimenti, e una sezione con interviste a editorialisti, Ceo, politici, esperti per aiutare la comprensione dei temi economici e finanziari. Gli editorialisti del giornale sono intervistati frontalmente dai giornalisti.

In Italia. Nel settembre 2005 il sito del Corriere della Sera ha inaugurato la sezione «MediaCenter», dove confluiscono tutti i contenuti multimediali: interviste telefoniche, video, tg. Nel corso dei mesi l’offerta si è ampliata. Ora sono disponibili anche le rubriche di alcune firme, e videochat in diretta su fatti di attualità chiamate «Incontri digitali». Il sito offre tg quotidiani, realizzati dal service Agr, come anche altri contributi (servizi, interviste). Il sito di Repubblica ha inaugurato l’area multimedia il 14 gennaio 2006, dove convergono i contenuti audio-video, con tanto di palinsesto e tg quotidiani. I programmi sono in diretta dalle 11 alle 13 da lunedì a venerdì. C’è inoltre la sezione «Invia il tuo video» che riprende l’esempio di YouTube, prendendo i contributi dei lettori. Il Sole 24 Ore sta implementando il sito, e quindi anche la parte video, in questi mesi. Per ora si trovano filmati presi dalle agenzie video internazionali, qualche primo filmato originale e il commento da parte dei vicedirettori degli eventi economico-finanziari di giornata. Di recente è partito il portale «Luxury24», dove trovano spazio diversi video con interviste realizzate dai giornalisti del quotidiano, come nel caso della settimana della moda milanese. Su www.ilsole24ore.com sono presenti i filmati di alcune trasmissioni di Radio 24, mentre sul blog di Nòva24 (nova.ilsole24ore.com), l’inserto di ricerca, innovazione e creatività, si trovano video-interviste con personaggi del mondo dell’innovazione. Sulla piattaforma Nòva100 i blogger possono inserire i video nel loro spazio.

Nei casi dei quotidiani online stranieri analizzati nel paragrafo precedente, l’integrazione tra reportage «su carta» e sul web sembra maggiore, almeno per quanto riguarda l’impiego del video, rispetto ai tre principali quotidiani italiani. La pubblicità sul web continua a dimostrare una crescita notevole rispetto agli altri media, il che fa pensare che contenuti sempre più elaborati saranno disponibili online. Con una differenza importante e decisiva per il successo dell’informazione degli anni a venire: la parola d’ordine del web è conversazione.

  • luca salvioli |

    Grazie Davide! In effetti ero un po’ offeso perchè ti trovavo solo da tremolada..:-)
    PressHere sta arrivando, abbiamo avuto dei ritardi, credo che venerdì sarà online: sul blog di Nòva24 e sul mio. a presto quindi.
    ciao

  • Davide T. |

    Intanto complimenti per la promozione all’esame 😉 E poi davvero bell’argomento x la tesina, molto recente e attuale, mi è piaciuta in pratica….
    Ps: ma il prossimo Presshere a quando?
    Ciao

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