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Skypephone e la blogosfera

Pochi giorni fa Francesco Minciotti ha scritto un post intitolato: "Skypephone e 3: la disonesta fatta operatore". Racconta di essersi finto un negoziante per parlare con la responsabile 3 che gestisce i rapporti con i venditori autorizzati riguardo al nuovo telefono dell’operatore. La responsabile era evidentemente impreparata e Francesco ha raccontato tutto sul blog. Ha scatenato una reazione vivace nella blogosfera, basta guardare la home page di Blogbabel o Technorati. Come avviene in molti casi (ad esempio tutti gli annunci degli ultimi mesi, dall’iPhone ad Android di Google) l’entusiasmo iniziale ha lasciato il passo alla riflessione. In questo caso il fiume di link e commenti della prima ora hanno facco eco alla teoria del blogger: quella di Tre è una truffa.

Poi sono arrivati interventi di segno opposto, riporto – per sintesi – quello di Alessandro Longo e Roberto Dadda. Credo che il post di Francesco testimoni le difficoltà del consumatore quando si interfaccia con le offerte degli operatori. La colpa di Tre è quella di non avere spiegato abbastanza chiaramente l’offerta sul web, oltre a non aver informato necessariamente la responsabile intervistata. Ma il post di Francesco e i relativi seguiti nei commenti e altri blog sono grossolani e infarciti di opinioni che nascono da una lettura sommaria dei fatti. E’ chiaro che parliamo di blog e non di giornalismo, ma bisogna riflettere attentamente sul potere di questo medium (e sulla responsabilità degli autori). In poche ore in rete si è diffusa la voce che lo Skypephone (prodotto che probabilmente tra i blogger ha il potenziale mercato più reattivo) fosse una truffa. Io ho già detto la mia il giorno del lancio. Ma ero stato alla conferenza stampa e avevo sentito i responsabili del progetto. Non è la condizione normale di un consumatore (a tal proposito Stefano Quintarelli regala una massima valida per il commerciale: "la verità non è ciò che noi pensiamo, non è ciò che noi diciamo, è ciò che pensa il cliente. Non importa null’altro). Insomma, una responsabilità comunicativa di Tre esiste. E la mancanza di trasparenza nell’epoca dei blog, questo caso lo dimostra, si paga.

Ma il rischio di un’informazione parziale (nel senso letterale del termine) è pesante per le aziende, questo caso lo dimostra. Fortuna che Tre può contare su Massimo Cavazzini, che lavora per l’azienda  e (senza nascondere la sua identità) popola tutti i commenti in cui si parla delle offerte di Tre. Anche grazie a lui Francesco ha fatto un parziale passo indietro e scritto un nuovo post di tutt’altro tono. La blogosfera, in un certo senso, si è saputa regolare da sola.

Ma va sempre così?

  • luca salvioli |

    grazie vicina di blog (fotina…), di esempi come questo se ne vedono sempre di più. Per adesso riguardano solo tecnologia e affini, ma certamente sta mutando il rapporto tra aziende e consumatori: gli errori si pagano caro.
    ciao

  • Paola Liberace |

    Bel post: porti un esempio lampante della responsabilità – troppo spesso misconosciuta – dei blogger.
    p.

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