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Su Nòva di oggi

L’era dei blog cambia il rapporto tra azienda e clienti? Come? La cronaca bloggeristica di questi giorni racconta due casi esemplari. Il primo inizia il 9 novembre. Francesco Minciotti, autore del blog www.silenzi.com, scrive un post intitolato “Skypephone e 3: la disonestà fatta operatore”. Racconta che, interessato dall’offerta, si è finto negoziante per parlare con la responsabile 3 che gestisce i rapporti con i venditori autorizzati. La spiegazione dell’offerta data dal sito della Tre, infatti, gli aveva lasciato alcuni dubbi. Chiede lumi alla responsabile. Le risposte non lo convincono, e sul blog parla di “intenti truffaldini” di Tre, con la preghiera di diffondere la sua denuncia. I commenti fioriscono, così come i link sugli altri blog che rimandano al post originale.

Il tono è abbastanza uniforme e dà addosso a Tre e alla poca trasparenza degli operatori. Per l’azienda si tratta di un potenziale danno di immagine non da poco. Ma le cose cambiano rapidamente. Massimo Cavazzini, blogger che si occupa di tlc e responsabile del canale online delle vendite di Tre, interviene nella discussione contestando le affermazioni di Minciotti. “Come molte aziende abbiamo una struttura di persone che si occupa di monitorare quello che dicono di noi in rete – spiega Tre a Nòva24 – ma in questo caso Massimo, che è uno dei blogger più autorevoli in tema di telecomunicazioni, è intervenuto a titolo personale”. Cavazzini critica una per una le affermazioni di Minciotti. Nel frattempo anche Roberto Dadda e Alessandro Longo iniziano a contestare la denuncia. Stefano Quintarelli sottolinea però la responsabilità dell’azienda: “la verità non è ciò che noi pensiamo, non è ciò che noi diciamo, è ciò che pensa il cliente. Non importa null’altro”.

Intanto Tre aumenta la chiarezza dell’offerta pubblicata sul sito internet. “Era già chiarissima dall’inizio – rivela l’azienda – l’abbiamo resa ancora più elementare visto il polverone che si stava alzando”. Francesco Minciotti scrive un nuovo post intitolato “Skypephone e 3: puntualizziamo”, dove fa una parziale marcia indietro rispetto alle affermazioni iniziali. Se non è pace fatta, poco ci manca. La conversazione si chiude praticamente da sola. E’ il momento delle riflessioni su quanto accaduto. Roberto Dadda, riferendosi all’esplosione di link della prima ora, dice: “i blogger dovrebbero meditare un attimo sulla eccezionale potenza dello strumento che hanno in mano e sui danni che possono provocare con un uso acritico”. A questo proposito Tre afferma di non aver mai pensato a una querela. Secondo Massimo Mantellini “gli operatori telefonici sono riusciti a costruirsi negli anni una pessima fama”, ma aggiunge che “molte persone” hanno dato “un credito immediato e completo al post in questione, un credito che forse non meritava: arrivi, leggi una cosa di quel tipo su un blog che non conosci, ti infervori e lo linki. In questo modo i meccanismi sociali su cui basiamo la nostra idea di reputazione in rete vengono bypassati”, sottolineando infine come aspetti positivi della comunicazione azienda-consumatore l’intervento a titolo personale di un dipendente di Tre, e la modifica dell’offerta sul sito. “E’ stato un caso esemplare – commenta Tre – ci dice molto di dove sta andando a parare la comunicazione dell’azienda con i propri clienti. Per noi è un argomento di discussione quotidiano, stiamo valutando l’idea di aprire un blog, ma dobbiamo capire meglio quale possa essere la sua missione, in fondo in un caso come questo crediamo che non sarebbe cambiato nulla”.

Google Italia un blog ce l’ha già. E pochi giorni fa ha annunciato che il kit per creare Android, nuovo sistema operativo open source per telefonini, era online. Ad esso è legato un concorso con montepremi di 10 milioni di dollari per le migliori applicazioni. Peccato che l’Italia sia esclusa. I primi ad accorgersene sono Pablo72 nei commenti e probabilmente Illusion’s blog tra i blog. In questo caso però la notizia è vera, confermata dal regolamento online del concorso: « è escluso ai residenti in Italia e Quebec a causa di restrizioni locali». Lo scrivono anche alcuni quotidiani online. Google spiega ai giornalisti che stanno facendo il possibile per fare partire il concorso anche in Italia, e che presto, quando la notizia sarà ufficiale, verrà aggiornato il blog. Intanto però la discussione non si ferma. Tutti vogliono sapere di più sulla natura delle restrizioni locali. E’ chiaro che in questo caso il rischio di immagine per l’azienda è minore, in quanto è la normativa italiana l’oggetto di indagine. Gianluca Salvatori spiega su Nòva100 la lunga e onerosa procedura burocratica dei concorsi in Italia. Ma secondo Guido Scorza, avvocato esperto di informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, il regolamento non si dovrebbe applicare per un concorso di questa natura. La discussione rimpalla sulla rete e finirà solo con la parola definitiva di Google. Che, manco a dirlo, verrà pubblicata sul blog.

UPGRADE: LA RISPOSTA E’ ARRIVATA IERI, QUI IL PEZZO.