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Verde come i dollari

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L’unico verde di cui si è parlato al recente "Venture Summit West" di Half Moon Bay, California, è stato quello dei dollari, dice Wired. I venture capitalist che hanno deciso di investire ingenti somme nel clean tech si sono ritrovati per parlare di prospettive, numeri e problemi del business verde. Quello dei dollari, appunto, che però parte da un’ambizione più nobile: sviluppare tecnologie per un produzione energetica sostenibile.

Sole, vento, idrogeno, biomasse, maree, geotermico sono i campi principali. Poi c’è il monitoraggio, lo stoccaggio, lo smaltimento… un mondo inimmaginabile fino a qualche anno fa. Così come sarebbe stato inimmaginabile pensare a un matrimonio tra ambiente e business. Eppure oggi per sostenere lo sviluppo sostenibile non occorre essere sognatori o farfalloni. Il prezzo del petrolio alle stelle e l’evidenza scientifica dei danni legati all’attività umana sull’ambiente hanno cambiato le cose. Progresso oggi non stride con ambiente. Non può più farlo.

I numeri parlano chiaro: negli Usa nel primo trimestre 2007 gli investimenti in start up del settore sono stati 2,6 miliardi di dollari, contro i 3,86 spesi per nuove aziende di internet. E in Italia? Non siamo nella Silicon Valley, ma c’è movimento. Lo si vede scorrendo i progetti che approdano alle fasi finali di concorsi come Innovaction, R2B, Pni: molti appartengono al clean tech. Chi ci lavora ha un entusiasmo e una convinzione particolare, conscio di porsi in mezzo a un cambiamento serio, necessario, probabilmente inevitabile. L’interesse di grosse aziende è palpabile. Per questo parlare di energia oggi significa prendere il toro per le corna e affrontare un universo fatto di ricerca, università, imprese, visioni, giovani, consumi, politica, economia. Quella verde, come i dollari.