Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Non-lungimiranza energetica

Di energie rinnovabili, si parla tanto e spesso in maniera superficiale, se non scorretta. L'Italia, per esempio, che fa? Per alcuni siamo all'eta della pietra, per altri regaliamo incentivi. Una cosa è certa: il nostro Paese è diventato un punto di riferimento mondiale per il fotovoltaico perchè abbiamo un regime di incentivi, il Conto energia, molto molto generoso. Nel 2009 siamo diventati il secondo paese al mondo per le installazioni. Eccetto gli addetti ai lavori, non lo sa quasi nessuno. Abbiamo replicato il successo spagnolo, che nel 2008 aveva registrato un balzo e l'anno scorso, invece, è crollato. Cosa è successo? Gli incentivi sono stati tagliati in maniera brusca, lasciando montagne di moduli invenduti e disoccupati (green out of jobs). Il nostro conto energia è vicino alla scadenza e l'industria aspetta i nuovi incentivi. Le tariffe verranno tagliate – giustamente, si rischiano fenomeni speculativi - ma non troppo. Non dovrebbe ripresentarsi il caso spagnolo, ma si sta presentando il caso italiano. E cioè lungaggini, tanta politica, scarsa visione strategica. Ora il problema non è quali incentivi arriveranno, ma quando arriveranno. Le elezioni regionali hanno bloccato tutto. Nucleare, fotovoltaico, linee guida nazionali (oggi le regioni fanno un po' quello che vogliono con il risultato di un puzzle di norme schizofrenico che attraversa lo stivale). Alcuni imprenditori meditano di investire all'estero. Albania, Romania, Giordania. Per l'industria è un problema, perchè per pianificare gli investimenti c'è bisogno di informazioni trasparenti su tempi e condizioni. Latita una visione strategica. La Commissione europea ha avuto coraggio a puntare sul 20-20-20, l'Italia – da sola – non ce la farà, quantomeno per quanto riguarda il nostro target del 17% per le fonti rinnovabili sui consumi finali. Siamo al 7% e il programma illustrato a Bruxelles dal governo prevede di importare energia dall'estero come condizione necessaria. Da due anni viene rimandato l'obbligo di integrazione delle rinnovabil sugli edifici. Proprio in Italia, paese che non può fare molto con l'eolico offshore, l'energia marina o le grosse centrali, ma dovrebbe puntare di più sull'efficienza di residenze e industria. Non è vero che siamo all'età della pietra, da noi ci sono le aziende, il know how e settori industriali che crescono a due cifre in periodo di crisi. Politica permettendo.

  Post Precedente
Post Successivo