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Chi ha ucciso la lotta al cambiamento climatico?

Il fallimento del Climate bill al Senato americano non sta trovando molto spazio sulla stampa italiana. Eppure i suoi riflessi sulla lotta al global warming mondiale (se davvero non dovesse tornare d'attualità dopo le elezioni di metà novembre, cosa probabile visto il calo di popolarità di Obama travolto da una nazione che si sta scoprendo insofferente, falcidiata dalla crisi, il lavoro che non arriva e pure la marea nera) saranno enormi. Al vertice di Copenhagen Obama aveva parlato dell'obiettivo di tagliare le emissioni del 17% entro il 2020 rispetto al 2005. E cioè poco, molto meno di quanto stia già facendo l'Europa. Ora quel target è sparito dal pacchetto clima. 

Sul New York Times il premio Nobel Paul Krugman arriva a dire che ci ricorderemo il 2010 come l'anno "in cui tutte le speranze di azione per limitare il cambiamento climatico morirono". Stesso tono per Shikha Dalmia, analista politica del think tank Reason Foundation, che su Forbes fa un'analisi disarmante. Il titolo è "la morte del movimento contro il global warming". 

Dal pacchetto non solo è sparito il famoso cap and trade, scrie Dalmia: "even avoids capping emissions or imposing renewable electricity standards on utility companies, the minimum that enviros had hoped for. Beyond stricter regulations on off-shore drilling, it offers subsidies to both homeowners to encourage them to make their homes more energy efficient and the nation's fleet of trucks to use cleaner burning natural gas. This is not costless, but it is a bargain compared with the “comprehensive” action on energy and climate change that President Barack Obama had been threatening". 

Perchè finita (per ora) così? Per Krugman è colpa delle lobby dell’energia tradizionale, mentre la Dalmia sottolinea il ruolo opposto di lobby altrettanto potenti e favorevoli al climate bill. Per l’analista di Forbes il problema è invece la difficoltà a conciliare esigenze economiche di breve termine e visione di lungo termine (futuro del pianeta, sicurezza energetica).

Qualche mese fa, durante un convegno in cui si parlava dei rischi della marea nera sulla politica energetica di Obama, dissi, citando un'intervista a una delle persone che hanno scritto la green economy di Obama, che il pacchetto clima al Senato avrebbe fatto molta fatica a passare. Non ci credeva nessuno. E' vero che il presidente americano non è stato il primo a parlare di green economy, ma è stato il primo a farlo, con questa convinzione retorica, da un palcoscenico con un tale riverbero mondiale. Senza il pacchetto clima la lotta mondiale al global warming è monca, la rivoluzione energetica americana pure.