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Pubblico attivo e conoscenza



Tra i libri da leggere, viste le anticipazioni, c'è certamente "Too big to know" di David Weinberger. Sul dibattito che riguarda web e conoscenza, rilanciato ieri da La Lettura del Corriere – su alcuni punti ne ha scritto Massimo Mantellini – annoto un paio di semplici riflessioni. Il web è il presente per una larga parte della popolazione. E' finito il momento dello "strano ma vero", l'approccio forse più giusto per parlarne è quello del cronista. E allora non si può che osservare una cosa. Per il momento – parliamo dell'Italia – il passaggio alla produzione di contenuti riguarda una nicchia di persone. Per la stragrande maggioranza degli italiani il web 2.0 è Facebook. Nulla di male. Solo che l'idea che il pubblico attivo possa essere un'antidoto per le distorsioni informative, forse è prematura. Una bufala, una volta che corre alla velocità della luce su Facebook e Twitter, è molto difficile da fermare. Si è visto per le immagini delle manifestazioni di qualche mese fa a Roma. Sui social network giravano foto assolutamente decontestualizzate, utilizzate per sostenere tesi preconcette. Dopo qualche ora qualcuno spiegava che era una bufala. Ma ormai era tardi. Il pubblico più attivo, appassionato e critico registra la correzione. Chi ha un uso più distratto (e i motivi sono mille: a partire dalla mancanza di tempo) si fa un'idea basata su un fake, la condivide con altri amici, ne parla la sera con altri e così via. Si potrebbero fare diversi esempi. Spesso si dice che il web riproduce le dinamiche tipiche della realtà. Il parallelo, però, non regge: la viralità delle informazioni, buone o cattive che siano, è una caratteristica del mezzo. La fretta riguarda anche noi giornalisti, ci sono casi esemplari di fake presi per buoni e poi smascherati dai blog più attenti. La correzione collettiva, quella del pubblico attivo, è un grande aiuto per l'ecosistema delle informazione. Ma non cattura tutti. Per molti lettori il rischio è farsi idee superficiali, alimentare facili populismi, restare smarriti di fronte a tante informazioni. Un uso più maturo del digitale, da parte di tutti, potrà portare dei miglioramenti. Parlarne credo sia un passo importante. Per chi opera nell'informazione è un'opportunità. C'è poi un altro punto: quello delle nicchie. Seguendo i nostri amici o chi la pensa come noi perdiamo l'emozione della scoperta. Ascoltiamo quello che vogliamo sentirci dire, inciampiamo più difficilmente in notizie e commenti che ci mettono in discussione. Questa però non mi sembra una novità assoluta del web, chi cerca conforto per un'idea può scegliere quali autori leggere, quali giornali e film.