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Il nostro governo è più giovane di quello cinese

Gabriele ci informa che l’età media del nuovo Comitato permanente dell’ufficio politico del partito, il vero governo cinese, è di 62 anni. Chiacchierando sui commenti mi è venuta voglia di andare a vedere se i nostri rappresentanti politici sono davvero così vecchi come si dice, tenendo conto che comunque il paragone con la Cina non è dei più dignitosi. Allora: dai miei calcoli – spero corretti – l’età media del governo italiano è 58 anni. Ho considerato l’accezione ampia, contando anche vicepresidenti, sottosegretari di stato, ministri senza portafoglio. Poi ho trovato un blog che qualche mese fa ha fatto lo stesso calcolo per il parlamento, scoprendo che in questo caso l’età media è 54 anni. L’età media della popolazione italiana è invece 42 anni, ma vengono contati anche i minorenni, che non votano. Tenendo conto che siamo un Paese anagraficamente vecchiotto, devo dire che i numeri della presunta gerontocrazia politica italiana non mi entusiasmano ma mi sembrano meno sconfortanti del previsto. Su col morale, siamo 4 anni più giovani del governo cinese. Qualcuno ha i numeri di altre democrazie occidentali per fare un confronto?

  • luca salvioli |

    Grazie Marco, il paragone con la Cina, da un punto di vista culturale, non sta in piedi: fai bene a sottolinearlo. Ma mi ha fornito l’occasione per dare dei numeri al nostro vecchio Paese, che nel suo braccio legislativo ed esecutivo mi pare lo sia meno del previsto…

  • Marco Wong |

    in Cina la vecchiaia è maggiormente apprezzata rispetto all’Italia, e spesso quarantenni-cinquantenni civettano sulla propria età definendosi già “vecchi” mentre i loro coetani italiani non esitano a definirsi giovani.
    Altra differenza, il “bamboccione” di Padoa Schioppa è intraducibile nella realtà cinese, un giovane che decida di vivere con i propri genitori è considerato persona rispettosa della propria famiglia che sacrifica il proprio interesse personale per poter meglio accudire i propri familiari e non lasciarli soli.
    Anche per questi motivi l’attuale classe dirigente politica cinese è considerata, rispetto al passato anche recente, piuttosto giovane. Hu Jintao, il presidente, ha 65 anni, il primo ministro Wen Jiabao è suo coetaneo. E tutto sommato lo sono se paragonati a Napolitano, 82 anni, e Prodi di 68.

  • andrea |

    Che vuoi farci, ho avuto una maestra in qualunquismo… E tu conosci 😉
    Certo che, fra i qualunquismi, quelli che tu citi sono proprio i tre delle blogstar amici tuoi! Confortato che tu ne prenda le distanze chiedendo una via d’uscita, mi astengo dal suggerire la mia. Forse per entusiasmo non forte quanto il tuo verso la “piattaforma”. Non che ne veda altre più innovative per la verità…
    Porsi la tua domanda sul come uscirne già permette di intuirne il percorso. Rende consapevoli, regala il privilegio di poter sottintendere un “che schifo l’Italia” necessario e salutare (purchè non si vada a sfilare con la t-shirt “io sono bamboccione”, imho) da dover essere affermato, con la stessa svogliatezza con cui superarlo, senza incarognirsi su di esso. Quello sì sarebbe atteggiamento ideologico.

  • luca salvioli |

    Non lo so se lo scontro generazionale sta diventando il nuovo scontro di classe. Certamente l’ansia dei giovani di farsi sentire è uno dei temi attorno al quale sento maggiore energia. Vale per i ricercatori universitari (quando me ne sono occupato per nòva ho avuto molti riscontri), i giovani medici, avvocati, architetti, giornalisti, fino ai mestieri di chi non ha avuto la fortuna di scegliere. Poi c’è il cambiamento climatico. E internet. Nei primi due leggo un forte bisogno di innovare, svecchiare, mutare, nel terzo la piattaforma per farlo. E’ questo il lato dell’innovazione che mi piace. Peccato che spesso prevalga un atteggiamento ideologico in tutti e tre i casi, del tipo: “che schifo l’Italia”, “attenti alla retorica catastrofista” e “internet è il bene, tutto il resto fa schifo”. Come possiamo uscirne?

  • andrea |

    Interessante, sono già più vecchi di noi. Del resto la frenata della natalità cinese equivale ad un processo d´invecchiamento molto più veloce del nostro: in Cina la popolazione di 70enni (oggi di circa 100 milioni) passerà a 330 milioni nel 2050. Data in cui gli anziani in Europa diventeranno gradualmente il 30%, ma in Cina sta venendo tutto compresso in pochi decenni.
    Comunque questo post mi fa tornare al tuo discorso sui bamboccioni per un’altra riflessione: ormai lo scontro generazionale sembra veramente il nuovo scontro di classe… Inoltre, come vedo in molte aziende, i dinosauri tentano furbescamente di dissimulare questa lotta, offrendo illusoria visibilità in ruoli importanti a promettenti figure in erba firmate, ma affiancandoli nei fatti a tutta una serie di boiardi âgé, che spadroneggiano nell’ombra, dalle anglosassoni qualifiche professionali sempre pù cool, complesse ed intraducibili 😉

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