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La wiki-politica di Lessig, blogbabel e le difficoltà della blogosfera

Tra i primi argomenti di cui si occuperà c’è il cambiamento climatico. Ma non solo questo: guerra in Iraq, istruzione, sanità… Change Congress, la nuova iniziativa lanciata da Lawrence Lessig di cui ho scritto sull’ultimo numero di Nòva24, sembra  interessante.

Parte con tre proposte impegnative per i politici: la promessa di non accettare contributi dalle lobby e dai comitati di azione politica, l’impegno a vietare per sempre la destinazione di denaro a progetti di quartiere di discutibile valore, l’impegno a sostenere il finanziamento pubblico delle elezioni, e la promessa di promuovere una maggiore trasparenza del funzionamento del Congresso.

Poi con una Google Map i candidati vengono localizzati, le loro aree colorate in base alla loro aderenza ai principi che hanno (o non hanno) sottoscritto. Gli utenti sono chiamati a un’attività di monitoraggio e proposta di agenda pubblica.

Lessig si voleva candidare con i democratici, il che lo rende oggetto di qualche pregiudizio.

Ma certo, mi sembra un passo interessante verso una partecipazione della rete mirata a un’informazione condivisa per una democrazia più matura.

Luca De Biase, su agenda politica e pubblico attivo, ha avviato un’appassionata ricerca collettiva da qualche tempo. Qui ha messo qualche link per seguire la conversazione.

Il caso di Blogbabel, che in questi giorni è temporaneamente sospeso, dà il senso delle difficoltà della blogosfera italiana (anche se, da semplice osservatore, non mi pare che gli interventi che ne hanno decretato la chiusura fossero così forti. Probabilmente, come dicono gli organizzatori del sito, è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il che dice molto). O forse delle difficoltà della blogosfera in generale. Ogni tanto ho l’impressione che ci sia la tendenza a distruggere piuttosto che a costruire. In fondo se uno sa minimamente scrivere in italiano, la polemica scritta è una tentazione molto forte. E soprattutto si fa notare. Per questo credo che occorrano iniziative di senso. Dei canali minimamente predifiniti che però lascino spazio a libertà e creatività.

Mentre Luca Conti parla di politica e internet in Italia.