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Un altro motore di ricerca ecologico, tra marketing e ambiente

Un motore di ricerca che compensa le emissioni di Co2. Si chiama Ecocho.it. E’ stato lanciato oggi in Australia a livello mondiale in 14 paesi. Compensa l’emissione di gas serra, sponsorizzando fino a 2 alberi ogni 1000 ricerche effettuate dagli utenti che utilizzano alcuni dei motori di ricerca più famosi come Yahoo! e Google.  Per gli utenti non cambia nulla, i risultati sono quelli di Yahoo! e Google.   

In Australia, ecocho acquisterà crediti di emissioni di carbonio attraverso il New South Wales Government greenhouse gas abatement scheme (Ggas), mentre Kpmg avrà il compito di controllare l’acquisizione, la registrazione e il ritiro dei crediti del carbonio. 

“Inoltre, ecocho ha come obiettivo di reinvestire il 70% del fatturato del proprio sito in crediti di emissioni di carbonio e, nel momento in cui il sito inizierà a prendere piede, inizieremo a supportare progetti simili correlati all’emissione di carbonio anche in altri stati e paesi” ha detto il fondatore Tim Macdonald.      

Non credo che questo progetto salverà il Pianeta. Come altri che sono già nati da qualche mese. Non è facile – sui temi ecologici – distinguere marketing e utilità. Ma, anche prendendone il buono che c’è, si scopre che certamente non è la prima iniziativa di questo tipo.

Oltre all’italiano Balckr e Blackle, alla cui bontà, facendo un giro in rete, non credono in molti, c’è www.co2stats.com. E’ stato lanciato a ottobre da Alex Wissner-Gross and Tim Sullivan. Il sito propone di rendere “verde” il proprio blog o sito internet. Per farlo basta applicare un widget. L’obiettivo di questo tool è monitorare la produzione di Co2 legata al traffico che arriva verso il tuo sito. Tutti i siti, tutti i server da tutto il mondo. Il sito promette infatti che compenserà la quantità di anidride carbonica immessa nell’atmosfera con una corrispondente donazione in progetti ambientali. Nella pagina c’è bene in vista lo spazio per gli investitori pubblicitari: è così che si sostiene l’iniziativa.

Ne parla anche Federico Cella, sul Corriere.it