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Non sono ambientalista

Il suffisso "-ista" significa un sacco di cose, tra cui l'appartenenza a un movimento di opinione. Ebbene, per quanto la convinzione sia molto poco diffusa nell'opinione pubblica, la rivalutazione delle energie rinnovabili alla quale stiamo assistendo in Europa (prima) e ora negli Stati Uniti (in maniera massiccia) c'entra molto poco con il movimento di opinione che sostiene l'importanza di preservare l'ambiente dall'impatto dell'uomo. I suoi protagonisti lo ripetono spesso "non siamo ambientalisti". Intanto perchè gli ambientalisti non guardano solo alla C02, ma anche, ad esempio, all'inquinamento dei mari e dei fiumi e al riciclo dei materiali. E poi perchè la promozione dell'energia prodotta da Sole, vento e acqua è dettata anche (probabilmente soprattutto) da altri motivi. Per quanto, certo, la giustificazione climatica sia forte e certamente molto utile per legittimare i provvedimenti di fronte all'opinione pubblica. 

Pochi giorni fa, a un convegno organizzato da Aper, Carlo Corazza, direttore della rappresentanza italiana della Commissione europea a Milano, ha spiegato l'origine della direttiva 20-20-20 dell'Unione europea facendo appello ad altre dinamiche: "Dietro alla spinta di Barroso c'era certamente Angela Merkel e l'industria tedesca, che ha visto una crescente competitività del settore. Stesso fenomeno registrato da anni nei Paesi scandinavi. Dall'altro lato c'era Putin, che utilizza l'energia come strumento di politica estera. L'Europa si è accorta in più occasioni di avere una sovranità energetica limitata". E che dunque occorre investire in fonti energetiche più vicine al consumatore. "L'ambiente lo metterei al terzo posto – ha concluso Corazza – anche la politica europea è cinica".

Secondo questa interpretazione, dunque, c'era l'esigenza di promuovere un settore che iniziava a dare segnali di affidabilità e di ritorno economico e la sicurezza energetica. Quest'ultimo tema ha un valore immenso. In un bel pezzo su Newsweek Fareed Zakaria sottolinea come gli Stati Uniti finanzino, importando energia, i Paesi con cui generalmente fanno le guerre, o che comunque ritengono inaffidabili. Emerge la necessità di farsi l'energia in casa propria. Il nucleare rientra in questa strategia, sposata, tra gli altri, dal governo italiano. Il nostro Paese ha infatti il medesimo problema di dipendenza energetica dall'estero. Anche investendo massicciamente in rinnovabili e atomo l'obiettivo dell'autosufficienza, almeno nel medio termine, è una chimera. Però ridurre la dipendenza dal petrolio significa anche avvicinarsi alla sicurezza energetica.

C'è poi il tema delle risorse, e di un pianeta che da 6 miliardi potrebbe vedere i suoi abitanti arrivare a 9,5 miliardi entro il 2050. Al di là delle scelte etiche, del cambiamento climatico e di chi persiste a dire "-ista", il tema di fondo è che se si vuole avere una visione di lungo termine non si può non approcciare al tema energetico senza tenere conto di un suo inserimento più armonico rispetto a un tema su cui è difficile aprire un dibattio. Quello del rispetto delle risorse e degli abitanti del Pianeta.