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In ricordo di Luca Dello Iacovo

Ho conosciuto Luca 7 anni fa nella redazione di Nòva24. Facevamo lo stage estivo previsto della scuola di giornalismo. Un momento decisivo per il nostro futuro professionale, ricordo benissimo la quantità di aspettative che riponevamo in quei tre mesi. Eravamo molto diversi, credo. Lui era di poche parole, ma era già molto a suo agio nel digitale. Siamo rimasti in contatto per i due anni successivi. Entrambi freelance, scrivevamo soprattutto per Nòva. Ci scrivevamo lunghissime chat su gmail parlando di sogni, aspirazioni, difficoltà del mestiere, le opportunità che stavano nascendo nel mondo social. Soprattutto molto tardi, la sera.

Lui era bravissimo. Sapeva tutto sui blog. Se avevo un dubbio, gli scrivevo in chat e mi rispondeva al volo. Avevamo la stessa età. Ho imparato moltissimo da lui.

Poi sono andato a lavorare all'online del Sole e lui ha continuato a scrivere. Nell'esplorazione dei mondi digitali era un fenomeno. Una volta un ufficio stampa mi ha raccontato che stava preparando un comunicato da pubblicare pochi minuti dopo la versione americana, ma Luca l'aveva già trovata e pubblicata sul sito del Sole. "Mi ha fregato", mi ha detto.

Era un ragazzo timido, più a suo agio con la scrittura che con la parola. Negli ultimi mesi ha scelto di comunicare solo via mail. Faceva proposte sempre più focalizzate. Intercettava i cambiamenti che potevano avere senso per l'economia della conoscenza e l'ecosistema dell'informazione. Ogni tanto scriveva anche di prodotti: gli piaceva meno ma non faceva mai un errore. Era sempre più sintetico. Nei pezzi e nelle mail.

Quando gli chiedevo un pezzo rispondeva "Ok.". A volte "Ok!". Negli ultimi mesi quel punto esclamativo è scomparso. Volevo parlargli al telefono ma non rispondeva. Ho capito che qualcosa non andava.                                                                                           Sabato ci ha scritto che si sarebbe trasferito a vivere con suo papà: "Sono stati 8 anni impegnativi e molto belli". Avrebbe continuato a studiare e avrebbe fatto qualche proposta ogni tanto. 

Oggi mi è arrivato un messaggio da un'amica comune preoccupato ma generico e ho avuto un presentimento terribile: nella frazione di secondo che è passata da quando ho messo il suo nome su google news e il momento in cui sono apparsi i titoli dei giornali locali ho pensato a tutte quelle mail, ai sui "ok", "ti ho cercato per telefono" – "mi trovi via mail", a quando ho capito che non stava bene, a quella volta a Nòva 7 anni fa. Quando ho letto "si è tolto la vita" ho sentito una voragine nello stomaco. Stavo per cadere dalla sedia. 32 anni come me. 

Sentire il tuo malessere e non essere in grado di aiutarti, Luca. Questo maledetto senso di impotenza e l'idea tormentante che avrei dovuto fare di più. 

  • David Brad |

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